Theo Gallino,
 nel corso degli anni Novanta, ha svolto
 la sua ricerca artistica abbinando pittura e
 fotografia. Il contenuto del suo lavoro non
 si è mai disgiunto dalla sperimentazione
 tecnica che lo ha condotto a
 soluzioni originali.
 Mi riferisco, ad esempio, alla resa "pittorica"
 di materiali quotidiani e inespressivi come
 il preservativo e il pluriball.
 Al 1994 risale la serie dei preservativi,
 presentata in una personale a
 Palazzo Lomellini.
 Theo Gallino, con un elemento
 alquanto prosaico è riuscito a
 impostare una sua poetica, dove
 l'oggetto in questione fotografato su
 tela e rifinito a pastello, diventa un
 modulo che si ripete, si trasforma in
 segno per creare composizioni astratte,
 disegnare paesaggi o realizzare
 d'aprés in omaggio ai grandi artisti del
 secolo scorso, da Mondrian a Warhol.
 Sul piano metaforico il preservativo andava
 acquistando, in quegli anni d'allarme
 AIDS, il valore di protezione antivirale,
 di strumento per scongiurare la
 paura del contagio. Il preservativo
 poi è un anticoncezionale e, per
 ossimoro, è legato alla vita. Il controllo
 delle nascite, la fecondazione naturale e
 artificiale ci riportano oggi al dibattito
 attualissimo sulla manipolazione genetica,
 sulla clonazione e sulle valenze simboliche
 del sesso per le presenti e le future
 generazioni. Dopo il profilattico Theo ha
 caratterizzato il suo lavoro con un altro
 elemento protettivo: il pluriball, ovvero
 il polietilene a bolle usato negli
 imballaggi per riparare oggetti fragili.
 Questo materiale è presente sia come
 ready-made preso e inserito nelle sue
 installazioni, oppure viene elaborato
 con la fotografia. La sua recente
 produzione è incentrata proprio
 sulla fotografia e sulle sue potenzialità di
 sperimentazione. I suoi ultimi lavori,
 che vanno a costituire una serie
 che egli chiama Pittografie, sono opere
 di grande formato dove i soggetti si
 sovrappongono creando curiose ambiguità.
 La tecnica adottata si avvicina a quella
 dei rayographs di Man Ray, mentre la
 tematica è legata alla natura, alla vita,
 al corpo e al continuo rapporto tra
 naturale e artificiale. Talvolta le forme
 sono facilmente riconoscibili (la sagona di
 una donna, un petalo di un fiore),
 talaltra gli oggetti sono ingranditi al
 punto da sfiorare l'astrazione. Queste
 opere sono stampate su carta
 fotografica e montate su grandi telai
 realizzati con uno spessore variabile
 per creare asimmetrie e gioghi di ombre
 Fa costantemente da sfondo, con i suoi
 effetti di trasparenza, il pluriball che
 risuona come un invito a proteggere la
 natura in tutte le sue forme.
 Elisabetta Tolosano


 Theo Gallino,
 combined painting and photography to
 develop his artistic research in the nineties.
 The contents of his work went hand in
 hand with technical experimentation that
 led him to original solutions.
 I'm referring for instance to the pictorial
 rendering of everyday and inexpressiv
 materials, like condoms and bubble wrap.
 The condom series presented at his
 personal exhibition in Palazzo Lomellini
 dates back to 1994. Based on a rather
 prosaic element, Theo Gallino has
 succeeded in establishing a personal
 poetics: the objects, photographed on
 canvas and finished in pastel, become
 repeated modules and turn into signs
 used to form abstract compositions,
 outline landscapes or create "d'apres"
 tributes to great 20th century artists,
 from Mondrian to Warhol. On a
 metaphorical level, in those years
 of AIDS scare condoms acquired the
 significance of anti-virus protection
 as well as a method to exorcise the
 fear of infection. Also a contraceptive,
 the condom is then paradoxically
 connected with the notion of life.
 Birth control, fecundation and artificial
 insemination relate to the currently
 relevant debate on genetic manipulation,
 cloning, and the symbolic value of sex
 for the present and future generations.
 Subsequent to condoms Theo has
 characterized his work through a
 different protective matter, polyethylene
 bubble wrap used to package delicate
 items. The material can be seen either
 incorporated as it is in the artist's
 installations, or processed photographically.
 His recent output is centred precisely upon  photography and the experimental
 possibilities it offers. The latest works,
 forming a series the artist calls "Pictographs",
 are large-size pieces in which the
 superimposition of the subjects creates
 peculiar ambiguities. While the technique
 recalls Man Ray's rayographs, the themes
 are concerned with nature, life, the human
 body and the constant relationship between the  natural and the artificial. Sometimes the
 shapes can be easily recognized (the
 outline of a woman or the petal of a flower),
 but they can be also so enlarged to appear  abstract. These works are printed on
 photographic paper and mounted onto
 large frames of uneven depth, creating
 asymmetries and shade effects.
 Bubble wrap with its translucent effects
 invariably forms the background,
 echoing like an invitation to protect
 nature in all its forms.
 Elisabetta Tolosano